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Gli intrecci di piante con forme astratte e vegetali, nell'Alto Medioevo, hanno una duplice finalità: essere decorativi e ad un tempo evocativi di antiche leggende, alcune rimandano alle origini della Creazione, ed una di esse, tratta dai libri delle Meraviglie dell'India, del X sec., parla di un'isola lontana, dove cresce un albero meraviglioso (richiamo dell'Albero della Vita) sui cui rami crescono le teste dei figli di Adamo. Racconti come questo, hanno ispirato innumerevoli favole, come la Cosmografia di Al-Qazwini, ripresa dalla tradizione araba e di seguito associata all'Epopea di (Iskander) Alessandro Magno, interpretata da Firdusi e Nizami. Alle soglie dell'India, Iskander viene accolto dagli alberi del Sole e della Luna; l'albero del Sole gli predice in greco, la conquista del mondo, quello della Luna, gli predice in Indù, la sua morte a Babilonia. Entrambi questi alberi nella Tradizione Orientale si ritrovano nell'immaginario delle piante parlanti, piante che cantano inni e possono predire il futuro, perché rivestono il ruolo di piante oracolari.
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